Ecco perché staccare dai social media durante le vacanze vi aiuterà a godervi meglio l’esperienza (Parte1)

Ho sempre sognato vedere le piramidi, fin da quando ero bambina. Quando finalmente sono riuscita ad organizzare un viaggio in Egitto, ho detto alle mie amiche che la prima cosa che avrei fatto una volta arrivata sarebbe stato visitare le piramidi. E così è stato. Nel momento esatto in cui il nostro bus ha girato l’ultima strada della città mostrando il panorama di quelle immense costruzioni, abbiamo subito tirato fuori i nostri cellulari per scattare delle foto di quell’imperdibile momento di cui volevamo ricordare ogni dettaglio.

Quando però ho dato un’occhiata alle foto che avevamo realizzato dopo la nostra visita, mi sono sentita subito vuota. Nessuna delle foto riusciva a rendere alla perfezione la magnificenza di quelle costruzioni. Nessuna delle foto riusciva a replicare l’angolo con cui i miei occhi le avevano ammirate per la prima volta.

Nessuna foto riusciva a ritrarre lo sguardo con cui le avevo ammirate. All’inizio ho pensato fosse colpa delle abilità fotografiche delle mie amiche (dov’era il loro occhio artistico?!), e non riuscivo a capire perché non fossero riuscite a scattare neanche una foto degna di Instagram. Niente angoli interessanti, niente giochi di luce, niente che riuscisse a rendere neanche minimamente l’idea di quello che avevamo visto. È stato solo dopo ore a riflettere sulla cosa che ho capito quanto non importasse avere dei ricordi fotografici della cosa.

L’unica cosa importante era che io avessi vissuto quell’esperienza in prima persona, incantata dalla grandezza di quegli edifici che provenivano da un’epoca che mi aveva sempre affascinata, meravigliata dalla vicinanza della città a quei giganti di pietra. Non avevo bisogno di alcun “mi piace” o condivisione per essere soddisfatta della giornata che avevo appena vissuto.

La frase che di solito si usa – “foto o non è accaduto” – è quello che spinge migliaia e migliaia di persone a documentare ogni singolo momento della loro vita sui social media. E questo, di conseguenza, porta ad una specie di competizione tra amici, familiari o conoscenti su chi abbia la vita più interessante.

Ma a cosa serve davvero costruirsi una vita fatta di ricordi a metà soltanto per rendere gli altri invidiosi?

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